Da qualche anno si parla sempre più spesso di turismo delle esperienze. Infinite sono le forme in cui questo termine è stato declinato in Italia e all’estero, costruendo dei veri e propri modelli del settore turistico.

Si parla di nuovi target, di viaggiatori ibridi, di persone alla ricerca di ispirazioni e di desiderio di conoscenza autentica dei luoghi. In sintesi, tutto quello che la ricerca di una località su Wikipedia non è in grado di soddisfare.

Le curiosità più profonde, l’incontro con gli abitanti del posto, la possibilità di cogliere l’imprevisto.

Oggi più che parlare dei fruitori e quindi dei viaggiatori esperienziali, cerchiamo di occuparci di chi può e vuole diventare operatore del turismo esperienziale.

Tutti quei soggetti che con competenze, passioni, interessi e voglia di relazione vorrebbero crearsi una nuova professione all’interno del grande settore del “Viaggio”.

Per farlo dobbiamo sin da subito chiarire una differenza fondamentale: quella tra creatori di servizi e creatori di esperienze. Spesso questi due termini sono usati come sinonimi, ma voglio farti qualche esempio per aiutarti a comprendere che cosa li differenzia profondamente.

Quando entriamo in un hotel o in un Bed & Breakfast “pet friendly”, ad esempio, troviamo con grande probabilità una ciotola per il nostro animale domestico e un cuscino posato in un angolo, pronto ad accogliere il nostro migliore amico a quattro zampe. Questo tipo di accoglienza, che dimostra sicuramente un ottimo lavoro svolto dal proprietario della struttura sull’identità dell’attività, si caratterizza come servizio, ovvero come quel “quid” che è in grado di soddisfare una necessità di un target preciso di viaggiatori, quelli che non lascerebbero mai il proprio amico a casa, andando in vacanza.

L’altro esempio è invece quello del dog walking, un modello di passeggiata da fare nei borghi, nei boschi, al mare o in campagna, con il proprio animale domestico, guidata da un istruttore che è contemporaneamente guida del territorio e supporto tecnico per educare il nostro cane. Questo tipo di camminate si fa in gruppo eterogeneo. In questo caso parliamo di esperienza, ovvero quell’ opportunità di scoperta del nuovo, ma soprattutto un’ occasione per soddisfare non tanto una necessità o un bisogno, quanto piuttosto un desiderio.

Eccoci arrivati al punto: parliamo di esperienze quando incontriamo delle situazioni che ci permettono di esaltare un desiderio, un piacere, di soddisfare una curiosità.

In questa sfera si collocano quelle che sono le infinite forme di esperienze che negli ultimi anni operatori già qualificati e nuove leve stanno producendo per costruire delle proposte uniche, identitarie, che hanno a che fare con la propria indole, il proprio talento, le proprie passioni.

Ecco perché il turismo delle esperienze si connota sempre più come la nuova frontiera del settore turistico, in grado di garantire al viaggiatore la novità, l’unicità di ciò che sta vivendo, come unico e inimitabile è l’operatore che quell’esperienza l’ha costruita partendo da sé.

Cerchiamo di capire come si costruisce un’esperienza. Le domande chiave da cui partire per creare un’esperienza unica per il viaggiatore che va alla ricerca di tutto questo sono due (e dovresti proprio portele in questo ordine):

CHI SONO IO?

Senza andare troppo a fondo nella pratica filosofica, questa domanda sottende oggi al mondo dell’impresa in generale. Se voglio costruire qualcosa che duri nel tempo e sia efficace per dare il mio contributo alla società, devo chiedermi quali sono le mie attitudini, qual’è il mio talento prevalente e soprattutto quali sono i miei desideri personali e lavorativi. Di recente ho conosciuto una ragazza che ha uno spiccato talento per la fotografia, ha appreso la tecnica da autodidatta, è fortemente interessata alla scoperta del territorio calabrese e, altra caratteristica, è appassionata e studiosa di lingua “portoghese”.

Che tipo di esperienza potrà mai aver tirato fuori dal cilindro? Offre passeggiate fotografiche nei luoghi più sperduti e meno conosciuti della Calabria a viaggiatori portoghesi e brasiliani, così da poter garantire loro giornate di scoperta uniche nella loro lingua.

Ora che è chiaro “chi sono io”, conviene passare alla seconda domanda chiave.

COM’È IL CONTESTO CHE MI CIRCONDA?

Dal momento che nessuno di noi nasce senza contesto, forse è il caso di capire fino in fondo qual è quello in cui mi trovo, cosa offre, oppure, se ho un “luogo del cuore”, pormi le stesse domande su quel territorio in cui penso e sento di “essere a casa”.

In questo caso è bene guardarlo con gli occhi del “forestiero”. Dismessi i panni dell’abitante (che è sempre un po’ pieno di pregiudizi, di qualche esperienza negativa e di qualche insoddisfazione personale) cerca di avere uno sguardo nuovo. Inizia a guardare le cose che normalmente non riesci a vedere. Fai come ha fatto un imprenditore di Gizzeria (Calabria). È sempre l’esempio che preferisco. Appassionato di kyteserf, si era già posto le domande sul CHI SONO. Tornato a Gizzeria, là dove era cresciuto, ha deciso di porsi qualche domanda in più sul suo luogo di nascita e su una spiaggia spoglia e nuda ha alzato un dito al cielo, scoprendo che su quella spiaggia c’era il vento ideale per praticare il suo sport preferito. Bene. Da lì ha avviato il suo club di kyteserfing e da quel club è nata l’attività che qualche anno fa ha ospitato i campionati europei di kyteserfing.

Ecco un altro esempio per capire come si costruisce l’esperienza perfetta, ma soprattutto come si costruisce il proprio lavoro nell’era del turismo innovativo, ma in generale dell’impresa innovativa.

Siamo solo all’inizio di un percorso che da un’analisi di  e del contesto, conduce poi all’idea chiave e dall’idea ad un progetto di vita e di lavoro. A sorreggere tutte queste fasi oggi c’è la costruzione spontanea della storia, il famoso storytelling. Se unisci te stesso a ciò che il tuo contesto rappresenta e realizzi qualcosa di unico, ciò che ti serve per iniziare a lavorare e a farti conoscere è una buona narrazione della tua storia.

E la storia è proprio il focus su cui il percorso ArtèsLab, che si terrà alla Home dal 15 al 21 di ottobre 2019, punterà per farti scoprire quante opportunità ci sono nel settore del turismo esperienziale.

Un’occasione imperdibile, soprattutto perché Artès, che è il primo disciplinare italiano sul turismo esperienziale, approda nel sud Italia per la prima volta.

Cosa faremo?

Per una settimana vivremo a contatto con Maurizio Testa, fondatore di Artès e anche di Assotès, l’associazione di categoria accreditata con il Ministero dello sviluppo economico per tutelare tutte le nuove professioni legate al settore del turismo esperienziale e per le quali non esiste ancora un albo ufficiale.

Con lui impareremo le tecniche per la costruzione di esperienze autentiche, il racconto e la comunicazione, la scelta dei target più adatti e la trasformazione delle esperienze in prodotti o servizi da canalizzare in strumenti di vendita. Non solo. Scopriremo le forme di tutela, le normative e la fiscalità legate a chi vuole operare in questo settore.

Ma cosa più importante di tutte, costruiremo le nostre esperienze, trampolino di lancio per iniziare a lavorare in un settore ampio, variegato e assolutamente affascinante come è quello del turismo esperienziale.

Quindi salva la data e soprattutto non aspettare oltre. Iscriviti e vivi con noi ArtèsLab 😉

Ma le opportunità per scoprire come crearti un futuro nel mondo del turismo innovativo non finiscono qui.

A settembre ti aspetta anche la Summer School del Festival dell’Ospitalità a Nicotera (Calabria), con infradito e zaino in spalla.

In questo caso avrai una settimana per comprendere come progettazione culturale, vita di comunità e creazione di esperienze convivono in un percorso formativo comune, che potenzia le destinazioni di viaggio e contribuisce a migliorare la qualità della vita dei piccoli borghi.  Il tutto con un team di formatori che abiterà la città di Nicotera dal 22 al 29 settembre.

Teoria, pratica e strategie per diventare Experience travel Designer. Come si dice in questi casi…Two is megl’ che one! 😉